I LOMBARDI A CORLEONE :: MOSTRA VIRTUALE

Sarezzano e Paganino de Serçano

1271 ottobre 11, Sarezzano
Trascrizione: Ferdinando Gabotto e Vincenzo Legè, Le carte dell’Archivio Capitolare di Tortona (Sec. IX-1220), Pinerolo 1905 (Corpus Chart. Italiae, XX; Biblioteca della Società Storica Subalpina, 29), n. DLXXXIII, pp. 266-7
Da pergamena originale nell’Archivio Capitolare di Tortona, mazzo XXVI
∞ Biblioteca Universitaria di Pavia: Coll. 8º 46 29

Le notizie ricavate dal documento di seguito analizzato e fondamentali per questa ricerca non riguardano direttamente la sostanza del contratto ma sono riferite come per inciso. Esso reca come indicazione circa il luogo in cui si trovano le parti, oltre al nome della località di Sarezzano la precisazione che si è «subtus porticum Calvenšani, filii condam Guil(ie)lmi de Barocio» (vedi 1). Il dominus Sigembaldo, figlio dell’omonimo defunto, di Sarezzano, investe Alberto, detto Ballator, de fu Guglielmo, di Turrignano e che abita in Bubiano, concedendogli sette pertiche e otto tavole di terra in Bubiano, al fitto annuo di quattordici staia di frumento (staia secondo la misura locale di Tortona) da corrispondere a casa di Sigembaldo in Sarezzano (vedi 2) nella festa di san Lorenzo. Sigembaldo riceve per l’investitura dieci soldi di denari tortonesi (vedi 3). Il pagamento («fuit confessus se accepisse et habuisse a suprascripto Alberto sol(idos) .X. terdonensium bonorum») avviene con monete di piccolo taglio a riprova che a Tortona (città che aveva ricevuto il privilegio di battere moneta proprio da Federico II nel 1248) nel 1271 non era stata ancora coniata la moneta d’argento del valore di un soldo, come era avvenuto invece a Pavia, e che ci si limitava a pagamenti con piccole monete di pessima lega d’argento o addirittura di metallo. Nel 1283 a Tortona quaranta soldi pavesi nuovi erano valutati come equivalenti a cinquanta soldi tortonesi e questo dà l’idea della pessima qualità del conio (vedi Gabotto e Legè, Le carte dell’Archivio Capitolare di Tortona (1221-1313), p. 417). Oltre al luogo in cui viene stipulato il contratto, Sarezzano compare nelle precisazioni relative al dominus Sigembaldo, proprietario della terra affittata, ma anche della casa dove abita, in Sarezzano (vedi 4); sono qualificati esplicitamente de Sarçano anche due dei quattro testimoni (vedi 5) e il notaio stesso, Giovanni, figlio del fu Pietro Bonalingua, de Sarçano (vedi 6).

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